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Più di 15.000 anni di selezione, prima casuale poi progettata, hanno portato alla nascita del cane come lo conosciamo oggi.

Una delle specie con più varietà di ogni altro animale sulla terra.

Ma nonostante le differenze morfologiche, tutti condividono lo stesso antico antenato.

Il Lupo.

UNA STORIA ANTICA

Tutto comincia durante l’ultima grande glaciazione di wurm, circa 45.000 anni fa, quando le grandi calotte glaciali avanzano sull’emisfero settentrionale facendo diventare il mondo più freddo ed arido.

Durante questo periodo, il Lupo, era il predatore per eccellenza, occupava vastissime aree dell’emisfero settentrionale dal nord America all’Europa.

L’uomo, invece,  a quei tempi non era come ce lo immaginiamo oggi.

Il mondo era freddo, e noi non avevamo niente più che pelle per proteggerci.

I pericoli erano molteplici e noi non avevamo artigli o zanne per uccidere.

Il pianeta ancora non era stato colonizzato dall’uomo, eravamo più o meno un milione di individui e gli unici veri padroni erano i Lupi, di cui l’uomo invidiava da sempre resistenza, velocità e sensi superiori.

Ma una cosa accumunava i Lupi agli uomini; una peculiarità delle specie che avrebbe portato ad un’evoluzione inaspettata per entrambe.

La curiosità.

Immaginate ora di essere un Lupo ed avere un olfatto milioni di volte più sviluppato del nostro.

L’odore della carne cucinata proveniente da un accampamento umano deve essere veramente irresistibile.

Il Lupo, spinto dai suoi sensi superiori, si avvicina sempre di più ai nostri rifugi trovando una sorpresa inaspettata, i nostri rifiuti.

Gli esemplari più docili e meno aggressivi, capiscono in fretta che vivere vicino all’uomo può essere vantaggioso.

I nostri scarti diventano una sorta di “fast-food” primitivo che genera un rapporto di commensalismo tra le due specie e determina la prima deriva genetica del Lupo, creando il così detto “Lupo da Accampamento”.

Questi soggetti, in virtù di questa abitudine, non erano più territoriali, non cacciavano più le prede nel territorio, ma seguivano l’uomo creando così un vero e proprio isolamento genetico con i Lupi selvatici delle foreste.

Alla fine in alcune regioni di Medio Oriente, Asia ed Europa nasce un nuovo ordine sociale, dove uomini e Lupi fanno un piccolo ma importantissimo passo verso la creazione del cane come lo conosciamo oggi.

 

LA NASCITA DEL CANE

Con il passare del tempo, i Lupi diventano sempre più una presenza familiare intorno agli accampamenti e gli uomini si sentono sempre più a loro agio con loro.

Da quel momento in poi l’uomo capisce che i Lupi possono essere una risorsa importante nella loro sopravvivenza.

Questo aspetto si è rivelato un’intuizione fortunata che ha portato alla comparsa del primo “protocane”, il precursore del migliore amico dell’uomo.

A questo punto, non era più la selezione naturale a scandire le regole dell’evoluzione, ma l’uomo aveva cambiato la natura stessa dei Lupi, portandoli ad essere più docili e meno aggressivi, ponendo le prime basi genetiche alla comparsa del nostro amico a 4 zampe.

La nostra storia è strettamente legata a quella del cane.

I cani esistono perché avevamo bisogno di loro.

Ne avevamo bisogno per protezione, come aiuto nella caccia, per radunare il bestiame, trainare le nostre attrezzature, per farci compagnia e alla fine persino per curarci.

Noi umani siamo diventati la loro nicchia ecologica e questo bisogno reciproco di cure e compagnia fa si che il cane ci resti vicino anche nel XXI secolo.

L’addomesticamento richiede però, più del semplice “domare” un animale selvatico.

Un animale “domato” permette che un uomo si prenda cura di lui, ma accetta fino ad un certo punto la sua presenza e la sua autorità.

Un animale addomesticato, invece, è un soggetto geneticamente modificato.

Gli umani controllano le sue modalità di accoppiamento, e questo porta alla creazione, tramite selezione, di un animale sensibilmente diverso, per aspetto fisico e comportamento dai suoi antenati selvatici.

 

GLI ESPERIMENTI SCIENTIFICI

Questo è ben spiegato da alcune ricerche condotte dal genetista russo Dimitri K.Belayaev, il quale ha cercato di ricreare sperimentalmente  l’addomesticamento del cane.

Lo studioso ha deciso di non utilizzare i Lupi, poiché in molte zone è evidente come questi si siano incrociati con dei cani domestici e i geni canini potrebbero contaminare i dati.

Si è servito invece di un’altra specie di canide, ossia della volpe argentata.

L’unica forma di manipolazione genetica usata da Belayaev, era simile a ciò che avveniva in natura intorno ai villaggi preistorici.

Egli ha cercato gli esemplari più docili, i meno aggressivi e timorosi.

Questi animali furono i soli ad essere riprodotti per un certo numero di generazioni.

I più miti e socievoli, venivano fatti accoppiare con altri individui che mostravano le stesse caratteristiche e solo dopo sei generazioni, si notavano visibili differenze tra le volpi addomesticate e quelle selvatiche.

Dopo trentacinque generazioni, questo esperimento ha creato animali somiglianti ai cani, con un comportamento a tal punto simile da poter essere venduti come cuccioli e vivere in una famiglia umana.

A questo punto si era capito come le mutazioni genetiche non sono governate da processi semplici.

Per come sono formati i cromosomi, accade che se si vuole modificare geneticamente una singola caratteristica, spesso si finisce con il cambiarne anche altre.

Ed è esattamente quello che è successo con i Lupi e con le volpi di Belayaev, quando i ricercatori hanno iniziato ad incrociare le volpi favorendo geni associati alla socievolezza e alla docilità.

Si da il caso che questi aspetti siano collegati ad altri geni, tanto che gli incroci selettivi hanno alterato i soggetti sia morfologicamente che nel comportamento.

 

UN CUCCIOLO A VITA

In realtà il risultato del processo di addomesticamento è stato quello di arrestare lo sviluppo del cane ad uno stadio molto simile a quello di un cucciolo di lupo.

Fin dall’inizio della domesticazione, infatti, l’uomo si sarebbe reso conto che il cane più facile da educare, da guidare e da plasmare ai propri voleri era il cucciolo.

Quindi, accoppiando soggetti che mantenevano caratteristiche infantili, avrebbe “fermato” in diversa misura lo sviluppo psichico del cane a seconda delle esigenze che derivavano dai diversi lavori a cui i soggetti erano destinati.

Questo fenomeno di selezione viene indicato con il termine di “neotenia“, con cui si intende la permanenza nel cane adulto di caratteristiche infantili, morfologiche e caratteriali in relazione a quelle del lupo adulto.

Esistono, ad oggi, vari stadi di neotenia, caratterizzati o meno dalla permanenza dei caratteri infantili nel cane adulto.

 

PRIMO STADIO O STADIO DEL NEONATO

I cani del primo stadio presentano caratteristiche infantili molto evidenti.

Il muso è corto, le orecchie piccole e pendenti, il cranio tondeggiante con gli occhi posti frontalmente, il corpo è tozzo e di conseguenza l’andatura è goffa e scoordinata.

Siamo in una fase in cui il cucciolo è legato molto alla madre e agli altri componenti della famiglia.

Le razze di cane che presentano queste caratteristiche sono tutti quei cani appartenenti alla classificazione dei molossoidi.

 

SECONDO STADIO O STADIO DEL GIOCO

I cani che si trovano al secondo stadio della scala neotenica si avvicinano al comportamento del cucciolo di lupo intorno ai 3 o 4 mesi di vita.

Le orecchie sono più lunghe ma ancora pendente o semi/pendente, il muso è più allungato ed il fisico è più proporzionato e slanciato.

Caratterialmente questi cani manifestano curiosità e vivacità verso gli stimoli esterni, cominciando ad interagire in modo ludico con altri componenti del branco.

Le razze di cane dove possiamo notare queste caratteristiche sono in generale quasi tutti i braccoidi e soprattutto i retrivers

TERZO STADIO O STADIO DEL PARATORE

Questo stadio fà riferimento allo sviluppo del Lupo intorno ai 4/6 mesi di età.

Le caratteristiche fisiche sono sicuramente più da esemplare adulto

Le orecchie sono erette o semi-erette, la canna nasale del muso è ancora più allungata, l’andatura è agile e sciolta.

In questo stadio il cane manifesta la tendenza a sorpassare qualsiasi oggetto o animale in movimento, “intercettandolo” tagliandogli la strada.

Questo comportamento che viene descritto con il termine di “parata”, rappresenta una sorta di preparazione al comportamento predatorio.

I cani che fanno parte di questa classe sono la maggior parte dei lupoidi, specialmente quelli da pastore.

QUARTO STADIO OSTADIO DEL TALLONATORE

In questo stadio il cane presenta caratteristiche fisiche simili al Lupo adulto.

Orecchie erette, muso allungato, muscolatura sviluppata e corpo agile.

I tallonatori sono soggetti indipendenti, capaci di prendere decisioni e fortemente predatori.

Il termine “tallonatore” sta ad indicare un comportamento particolare, dove il soggetto tende ad inseguire la preda e a bloccarla addentandola nei quarti posteriori

Le razze di esempio sono alcuni levrieri, tutti i cani nordici da caccia e due da slitta, il samoiedo e l’alaskan malamute. 

QUINTO STADIO O STADIO DELL’ADULTO

Il cane somiglia fisicamente e caratterialmente al lupo adulto.

Vengono eliminate quasi completamente tutte le manifestazioni caratteriali infantili come l’abbaio a cui vengono sostituiti gli ululati, usati per comunicazione sociale.

Cani in questo stadio saranno molto indipendenti, fortemente legati solo a membri di rango gerarchico superiore che sappiano conquistarsi la loro fiducia.

Razze appartenenti possono essere tutti i levrieri più primitivi come ad esempio l’azawakh e le rimanenti due razze di cani nordici da slitta, il siberian husky e il groenlandese.

Naturalmente, molte razze canine non possono essere certamente identificate in uno di questi stadi, poiché possono presentare caratteristiche facilmente riscontrabili in stadi differenti.

 

Ora sai quale è stato il percorso di domesticazione del lupo che ha portato alla nascita del cane.

Dobbiamo ringraziare i nostri antenati per aver capito che quella amicizia sarebbe diventata uno dei più grandi tesori che,ad oggi, l’umanità possa possedere.

 

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